suivi de
Erastène Ramiro
Cours de danse fin-de-siécle
Phébus, Paris 2005
Jane Avril fu una delle tante danseuse del Moulin Rouge. Non era come le altre, era speciale, per la sua raffinatezza, per l’amore verso l’arte e la cultura.
Divenne famosa soprattutto per i molti ritratti che le dedicò Toulouse-Lautrec. Verso il pittore di Montmartre conservò sempre riconoscenza e affettuosa amicizia. Leggi tutto “Jane Avril”
Montmartre mon amour: quella di Toulouse-Lautrec è stata una storia d’amore verso un luogo, Montmartre, un mondo eterogeneo, di cui egli diventa non solo l’interprete ma il simbolo stesso, con la sua opera e con la sua vicenda biografica.
La carriera artistica di Lautrec si svolge in poco più di un ventennio: le prime opere sono cronache mondane, trasferimenti in carrozza, partite di caccia, tutti quei riti aristocratici démodés e ormai in estinzione propri della sua classe sociale.
Le opere della maturità lo consacrano come l’artista che più d’ogni altro ha saputo interpretare la vie moderne.
Il suo personalissimo segno, rapido, duttile, intensamente significativo, trova il mezzo espressivo più consono nella tecnica litografica e nel genere del cartellone pubblicitario, di cui fu l’insuperabile interprete: padronanza assoluta della linea curva, arabeschi, definizione spaziale ardita, stesura à plat dei colori, sproporzione usata con funzione emotiva, sono tratti caratteristici del suo stile.
Siamo in piena Belle Époque, trionfano il modernismo e l’Art Nouveau; Lautrec, per il quale la percezione non è più attività esclusivamente visiva, ma psicologica, è in sintonia con la sua epoca.
Fu il primo a capire l’importanza della pubblicità e seppe innalzare questo genere al livello dell’arte.
Molti sono i luoghi simbolo di Montmartre ed ancor più i personaggi che l’hanno animata; locali ora trasformati, oppure chiusi per sempre; personaggi famosi ormai inghiottiti dal tempo.
I tratti rapidi e concisi di Lautrec compongono un reportage vibrante su locali come il Moulin-Rouge, il Moulin de la Galette, lo Chat noir, il Divan Japonais; sa far rivivere l’atmosfera del teatro, del circo, delle maisons closes, sempre con eleganza ed umanità, senza scadere mai nel volgare, qualsiasi fosse il soggetto trattato.
Moulin Rouge il cuore di Montmartre e di Toulouse-Lautrec
Pierre La Mure,
Moulin Rouge
Presses de la cité
116, rue du bac, 116
Paris
1952
traduction d’Alice LE BAYON
Moulin Rouge. Se Montmartre è Toulouse-Lautrec e Toulouse-Lautrec è Montmartre,
il titolo del romanzo riassume Montmartre e Lautrec, perchè Moulin Rouge vuol dire indimenticabili manifesti, Belle Èpoque, follie parigine, artisti, ballerine, cantanti, vita e vita e vita, e soprattutto lui, Henri de Toulouse-Lautrec, Leggi tutto “Moulin Rouge”
Nella seconda metà dell’Ottocento Montmartre era un quartiere periferico dalle molteplici identità e si stava sviluppando ai margini del nucleo urbano parigino come zona dedicata al divertimento, con caffè-concerto, cabaret, maison closes, e abitata da personaggi singolari, artisti, ballerine, cantanti, attori.
Di questo mondo eterogeneo Toulouse-Lautrec diventa non solo l’interprete, ma il simbolo stesso; ne diventa il marchio, con la sua opera e con la sua stessa vicenda biografica.
L’epoca dei manifesti inizia nel 1864 quando fu pubblicato a Parigi il primo manifesto illustrato in bianco e nero da Daumier. Da allora la litografia aveva fatto rapidi progressi ed era nata la cromolitografia, tecnica perfezionata e portata a livello di arte da Jules Chéret.
Già in questa prima opera si possono rintracciare quelle caratteristiche che saranno poi proprie dell’artista: padronanza assoluta della linea curva, arabeschi, definizione spaziale ardita, stesura à plat dei colori, sproporzione usata con funzione emotiva; egli sa tradurre il bagaglio culturale del simbolismo in termini di comunicazione.
In effetti la stilizzazione, presente in tutta la sua opera grafica, ha qualcosa di affine con le ricerche dei simbolisti, ma Lautrec se ne discosta nel momento stesso in cui rifiuta ogni evasione di tipo spiritualista: il suo approccio sarà sempre laico, concreto e disincantato. Egli costringe il naturalismo descrittivo ad una sintesi emotiva di forte espressività, procedendo attraverso strappi e disarmonie.
Un’influenza indubbia ebbe su di lui il japonisme, come su altri, come su Degas, da Lautrec molto ammirato.
Lautrec sviluppò una vera passione per la litografia, frequentava abitualmente le stamperie seguendo ogni fase della realizzazione delle sue opere, sperimentava tecniche e colori, mescolava gli inchiostri, tirava in diversi colori la stessa composizione.
Con questo nuovo mezzo espressivo, che ha contribuito ad innovare nella tecnica e nella forma artistica, Lautrec ha realizzato manifesti, stampe per il collezionismo, copertine di libri, menu, locandine per il teatro, cartelloni pubblicitari, affermandosi come artista della comunicazione in senso moderno. In questo egli era in sintonia con la sua epoca, con lo spirito che animava l’Art Nouveau e il modernismo, anche se poi, oltre questa premessa, la strada del pittore di Montmartre, abbandona la via gioiosamente fiorita tracciata dal linguaggio festoso del modernismo; lo sguardo di Lautrec diventa “coscienza allarmata, occhio ferito e addolorato dall’analisi psicologica che si fa indagine partecipe e non ristoratrice panacea per la psiche” (G.Cortenova)
Rispetto alla pittura, il mezzo espressivo della litografia subisce un processo di semplificazione e trasfigurazione: innanzi tutto è diversa la scelta dei colori, che sono molto più vivaci, stesi in modo uniforme e racchiusi da linee ben definite, come nelle partiture delle vetrate (è evidente il legame con il cloisonnisme). Confrontando un quadro con la litografia che ha il medesimo soggetto vediamo che la decorazione sostituisce il realismo del quadro, con esiti che prefigurano l’astrazione.
L’interesse di Lautrec per il teatro fu sempre intenso; del resto nell’ esagerazione espressiva, nel gesto accentuato, nel rituale declamatorio caratteristici degli attori trovava un corrispettivo del suo gusto per la deformazione.
Tuttavia l’uso della distorsione caricaturale, tipica dei suoi ritratti, è, in un certo senso, funzionale a far emergere la psicologia dei personaggi e soprattutto quel fondo di sconfinata malinconia, che solo l’apparente festosità di situazioni, colori, piaceri trattiene dal diventare disperazione.
La caricatura diventa così sguardo crudele, ma al tempo stesso partecipe e solidale, e coinvolge l’osservatore a livello emotivo, provocando una specie di folgorazione visiva.
«Uomo del suo tempo, punta ad ottenere effetti immediati e brillanti, aderendo all’idea della libera diffusione delle immagini. Un segno scorrevole e ritmico, un’impostazione più simbolica che descrittiva, un linearismo ininterrotto connotano le sue opere. Alla base è la padronanza del disegno come elemento espressivo a sé, generatore dell’opera grafica. Viene poi la complessità di una realizzazione, che deve tenere conto della reazione del pubblico, della individuazione della via più immediata di trasmissione di un messaggio, capace di dare sostanza estetica anche a contenuti di per sé labili.» (M.T. Benedetti)
Bibliografia
Maria Teresa Benedetti, Henri de Toulouse-Lautrec, l’opera grafica, saggio in catalogo ( Toulouse-Lautrec,
Luci e ombre di Montmartre)
GérardGeorge Lemaire, L’uomo che adorava le donne, Art e Dossier, marzo 1992
Giorgio Cortenuova, Toulouse-Lautrec, Dossier Art n.70, luglio-agosto 1992, Giunti
Toulouse-Lautrec, La collezione del Museo di Belle Arti di Budapest, catalogo della mostra a Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 dic 2015 – 8 mag 2016, Edizioni Skira
Renaud Temperini, Estetiche della modernità, in La pittura in Europa,. La pittura francese,
Electa, 1999
Renato Barilli, La “Commedia umana” da Ensor a Lautrec, in L’Arte Moderna, Fabbri 1977
Claude Roger-Marx, Les Lithographies de Toulouse-Lautrec, Fernand Hazan 1951