
Questo incontro ha come sottotitolo “Dov’è la Siria”? Può sembrare una domanda banale e banalmente possiamo consultare una carta geografica.
Le cronache recenti hanno portato nelle nostre case gli echi di quel che sta accadendo in quella regione sconvolta da scontri e distruzioni, divisa tra forze contrastanti. E questo ormai da molti anni. Sui nostri schermi si susseguono immagini di distruzione, sfilano cortei di disperati in fuga; solo i soldati e le armi hanno voce. Assistiamo anestetizzati a questi spettacoli che si moltiplicano in ogni parte del mondo dimenticandoci rapidamente di ciò che succede in una zona, perché le notizie ci portano in altre regioni. Ma intanto le guerre continuano anche se non sono più sotto i nostri occhi. Anche in Siria la situazione continua ad essere tragica.
C’è da chiedersi: quanto di tutto ciò ci riguarda? È un mondo lontano dal nostro?
Eppure, questa regione che sta in mezzo tra l’Oriente e l’Occidente (ammesso che abbiano senso queste distinzioni in un mondo globalizzato), è stata parte integrante del nostro passato di Occidentali. La Siria, provincia romana fin dal I secolo a.C., fu una delle prime regioni in cui si sviluppò la religione prevalente nel mondo occidentale, la religione cristiana. Anche politicamente faceva parte dell’Impero ed era un settore strategico per Roma contro i Persiani che premevano ai confini orientali.
Così la descrive Plinio nella sua Naturalis Historia ” Palmyra è una nobile città per il sito in cui si trova, per le ricchezze del suolo, per la piacevolezza delle sue acque. Da ogni lato distese di sabbia circondano i suoi campi, ed ella è come isolata dal mondo per opera della natura. Godendo di una sorte privilegiata tra i due maggiori imperi, quello dei Romani e quello dei Parti, ella viene sollecitata dall’uno e dall’altro, quando si scatenano le discordie “
L’incontro di oggi ci porta nel III secolo d.C., un periodo di grave crisi per l’impero romano che doveva difendere i propri confini e la propria integrità territoriale.
Ed è proprio in questo contesto che comincia la storia di Zenobia. Suo marito, Odenato, aveva combattuto vittoriosamente contro i Persiani contenendo il loro espansionismo e ottenendo dagli imperatori romani riconoscimenti e una notevole indipendenza per la sua città, Palmira.
Anni fa questo sito archeologico è stato gravemente danneggiato per mano dell’Isis durante uno dei tanti conflitti di questa parte del mondo.
Paul Veyne, dedica il suo libro Palmira storia di un tesoro in pericolo a un personaggio che è diventato un simbolo della resistenza alla barbarie distruttrice dei fanatici.
«A Khaled al Asaad,
archeologo,
direttore generale delle Antichità di Palmira
dal 1963 al 2003,
assassinato per «essersi interessato degli idoli»
Veyne si chiede: «Per quale motivo un gruppo terrorista danneggia irreparabilmente i monumenti inoffensivi di un lontano passato…? Perché distruggere la città di Palmira, che era stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO? E perché tanti massacri, tra cui il supplizio, la tortura e la decapitazione dell’archeologo palmireno Khaled al-Assad, cui è dedicato questo libro?»
Questa città fu governata da Zenobia. Chi era veramente Zenobia? Non ci sono risposte certe, e la povertà di informazioni ha prodotto nel corso dei secoli racconti leggendari, immagini fantasiose, miti senza fondamento. Certo è che la fama di cui ha goduto la rende una figura affascinante.
Annie e Maurice Sartre, nel loro studio “Zénobie – de Palmyre à Rome” elencano validi motivi per ricordarla:
- La sua è la storia di una donna politica in un mondo interamente dominato dagli uomini.
- Zenobia è, assieme ad altri, protagonista di scelte politiche che decidono la sorte dell’Impero romano in quel periodo di profonda crisi del III secolo.
- Zenobia è diventata in certi ambienti culturali la protagonista di una ribellione contro il colonialismo romano, l’eroina che combatte per l’indipendenza della propria gente.
- E naturalmente, solo per il fatto che la sua figura è diventata leggendaria, diventa un simbolo su cui riflettere: per alcuni potenziale imperatrice di Roma, per altri campionessa del nazionalismo arabo, per altri ancora propagandista del cristianesimo o del giudaismo, per molti, erede di Cleopatra; e magari, per alcuni, l’incarnazione di tutti questi aspetti.
E se in questo XXI secolo non gode più della popolarità che l’ha circondata fin dall’antichità, ispira ancora poeti, romanzieri, cineasti, nel meglio e nel peggio (spesso più nel peggio).
Lasciando agli storici il compito di sfatare i miti, oggi proprio della sua leggenda voglio parlare.
Che comincia con una fonte storica, l’Historia Augusta, una raccolta di vari autori che narra la vita di alcuni imperatori, opera su cui la critica non è d’accordo circa la data di composizione (forse il IV secolo) e che è ritenuta da molti poco attendibile. Di Aureliano si narra il Trionfo su quelle regioni periferiche che avevano tentato di rendersi indipendenti dall’impero, cioè la Gallia e il regno di Palmira.
Altre scarne notizie ci vengono da scritti posteriori.
Di Zenobia parla il Petrarca, nei Trionfi, celebrandone la bellezza, l’onestà e il coraggio. A lei il Boccaccio dedica un capitolo della sua opera De mulieribus claris, che narra la vita di 106 donne famose.
Troviamo echi di questo racconto in un’opera singolare: La cité des Dames di Christine de Pizan scritta tra il 1404 e il 1405.
L’autrice descrive, sotto forma di conversazione, la vita di donne eccezionali con accenti che alcuni definiscono protofemministi.
Questa celebrazione ha poco di storico e molto di favoloso, ma, come fa notare Lorenzo Braccesi nel suo saggio Zenobia l’ultima regina d’Oriente, fu senz’altro una donna fuori del comune.
La presenza del personaggio Zenobia nella letteratura è testimoniata da molti grandi scrittori, che però non abbiamo il tempo di esaminare, basti pensare all’inglese Chauser dei Racconti di Canterbury o allo spagnolo Calderon de la Barca con la sua Comedia famosa de la gran Cenobia
Molte le opere anche nella storia dell’arte. Solo qualche esempio.
A Michelangelo è attribuito, pur con dubbi, un famoso ritratto.
Circa intorno al 1720 il nobile veneziano Alvise Zenobio commissionò a Giambattista Tiepolo un ciclo di dipinti e il soggetto scelto, in onore al nome di famiglia, fu Le Storie di Zenobia.
Nell’Ottocento Zenobia è l’eroina romantica protagonista di una vita avventurosa ed eccezionale in un mondo esotico e misterioso:
Zenobia prigioniera di Sir Edward Poynter,
L’ultimo sguardo della regina Zenobia su Palmira durante l’assedio romano di Herbert Schmalz.
Anche nella musica è presente questo personaggio.
Zenobia è stato il primo lavoro teatrale composto da un Albinoni ventitreenne. La prima rappresentazione ha avuto luogo il 13 novembre 1694 presso il Teatro dei Santi Giovanni e Paolo, allora uno dei più importanti della città, e le repliche sono proseguite per diverse settimane.
Recentemente è stata rappresentata l’opera di Rossini Aureliano in Palmira, del 1813, che ben esprime la percezione ottocentesca di un Oriente sognato più che conosciuto. Un sentimento questo che, dai palchi dell’opera, frequentati dalla borghesia colta, si dilata fino ad abbracciare, come scrive Braccesi, «…l’accozzaglia dei molti colonizzatori europei che, cercando un proprio posto al sole, accelerano il graduale disfacimento dell’Impero ottomano. Per essi, Zenobia è un simbolo della femmina dell’Oriente, dei profumi dell’Oriente, degli aromi dell’Oriente, degli harem dell’Oriente, delle odalische dell’Oriente.»
E in Oriente che cosa si pensa di lei?
La Zenobia eroina araba è la protagonista del musical del libanese Mansour Rahbani rappresentato a Dubai nel 2007: l’opera comincia con l’apparizione a Zenobia di Cleopatra che le dice «Io sono quella che tu vorresti essere» e mette in scena l’opposizione del mondo arabo all’imperialismo occidentale.
Questa interpretazione ha una grande fortuna nel Medioriente. Basti pensare che Moustapha Tlass, che fu ministro della difesa in Siria nel 1972 ha dedicato a Zenobia un libro in cui la sua lotta non è intesa come tentativo di allargare il proprio dominio a spese dell’impero di Aureliano – ricordiamo la sua annessione dell’Egitto, provincia cruciale per la fornitura di grano a Roma – ma come un tentativo di liberare la Siria dal giogo dell’oppressione romana.
Se non proprio in questi termini, anche in certi romanzi emerge l’odio di Zenobia per i Romani visti come oppressori.
È il caso di Simiot nel suo romanzo Moi Zènobie reine de Palmyre in cui si dà molto risalto al sentimento antiromano. Un odio che si intensifica quando Zenobia ricorda l’umiliazione subita durante il Trionfo di Aureliano.
In un romanzo più recente lo scrittore franco-libanese Toriel nel suo romanzo J’ai le coeur à Palmyre (da notate la copertina molto ammiccante con tanto di sfondo anacronistico) così esprime l’odio verso Aureliano che pur ha concesso a Zenobia di vivere.
Nel cinema la presenza di Zenobia si limita ad un film del 1959 diretto da Giulio Brignone, Nel segno di Roma.
Fedeltà storica zero! Basti pensare alla scelta dell’attrice che interpreta la regina di Palmira: Anita Ekberg. Si può facilmente vedere in internet, ed è veramente istruttivo per capire la distanza delle elaborazioni artistiche dalla scientificità storica. Confrontate la descrizione di Zenobia nella Historia Augusta, che pur non brilla per esattezza storica, con l’attrice che la interpreta.
“Il suo volto era scuro e di colore bruno, i suoi occhi erano neri e potenti oltre il normale, il suo spirito divinamente grande e la sua bellezza incredibile. I suoi denti erano così bianchi che molti pensavano che avesse perle al posto dei denti.»
Possiamo concordare solo per i denti!
Come finì la storia di Zenobia?
Così si legge nella Historia Augusta dove si parla dei Trenta Tiranni:
«A lei fu concessa la vita da Aureliano, e si racconta che sia invecchiata con i figli come una matrona romana; e le fu concessa dal senato una proprietà presso Tivoli, oggi denominata Zenobia, non molto lontano dal palazzo del divino Adriano, in quel luogo, che era chiamato dagli abitanti Conche.»
Di questo finale narra Sismondi in Zenobia, regina delle sabbie, romanzo del 1930, che ci riporta alle ambizioni imperialiste del fascismo e dove la figura di Zenobia compare come una contaminazione tra la descrizione dell’Historia Augusta e un’eroina dei romanzi di Salgari.
Tanti i volti di questo personaggio che mi ha da sempre affascinata. Finisco con queste mie parole indirizzate ad una donna sconfitta dal potere distruttivo maschile.
TROPPO TARDI ZENOBIA
Già la sabbia corrode le colonne
e il deserto si stende su Palmira
cola con un respiro lento, inesorabile
LA LUCE
AURELIANO TRIONFA
Dietro il carro imperiale tu, perduta,
trascinerai per sempre i tuoi silenzi
e si diffonde ai margini dell’uomo, inaccessibile
LA VITA
TROPPO TARDI ZENOBIA
Tutto sarà travolto dall’immane crollo
del mondo con i suoi padroni.
10 marzo 1989
f.b.