Verso Bisanzio, verso un luogo che non è un paese per vecchi: smarrirsi lungo una strada che conduce ad un vago dorato bronzeo orizzonte, dove il tempo è sospeso e dove l’alternativa alla vecchiaia è un’immobile splendida gioventù artificiale.
Dove tutto è eternamente giovane ed è impossibile invecchiare.
Ma forse è desiderabile invecchiare.
Chissà. Neppure Yeats si decide a scegliere.
That is no country for old men.
…
It knows not what it is; and gather me
Into the artifice of eternity.
No Country for Old Men è il terribile ed implacabile romanzo di Cormac McCarthy, ambientato nel Texas di oggi, «in un paese che ha abbandonato i vecchi valori per cadere in preda a una violenza cieca e incontrollata» (dal retro di copertina)
E dal romanzo di McCarthy i fratelli Coen hanno tratto un altrettanto feroce film dall’omonimo titolo.
… e poi andare per sempre lungo le coste frastagliate e vedere il colore del mare che cambia col trascorrere dell’ore vedere le luci della costa che ammiccano insolenti nel richiamo ma noi guardiamo i giochi del sole e della luna delle stelle e del cielo sulle onde voraci che ci mangiano il cuore ci strappano i ricordi ci trascinano nel viaggio infinito ci consolano nell’eterno presente di uno sguardo che si posa ammaliato sui riflessi del mare senza tempo andare e andare e poi andare…
Mi è sempre piaciuto viaggiare sull’acqua; non troppo lontano dalla costa, possibilmente.
Anni fa ho percorso l’Adriatico da Venezia a Brindisi, per arrivare, attraverso l’Egeo, ad Istanbul.
Ho passato il mio tempo a bordo osservando l’avvicinarsi e l’allontanarsi delle coste e i cambiamenti del mare.
Sotto il sole del mattino abbiamo costeggiato il Peloponneso; ricordo ancora una bianca costruzione isolata su una roccia pendente sul mare, forse un faro.
Ad Istanbul siamo arrivati all’alba e un raggio di sole accendeva la sommità di un minareto.
Nel viaggio di ritorno abbiamo attraversato lo stretto dei Dardanelli di notte, accompagnati da lontane linee di luce che disegnavano la costa. E poi, passando tra la costa e Itaca, il profilo di quest’isola che si stagliava contro il cielo del tramonto, mi ha trasportato in un non-luogo antico.
C’è una specie di sospensione del tempo quando lo sguardo rimane incollato al trascorrere di acque e terre mentre arriva il buio della notte e luci lontane ti segnalano il tuo straniamento.
Il quadro e le parole, che aprono l’articolo, nascono dai ricordi di un viaggio infinito; un viaggio infinito nella mente e nel desiderio, una fuga dall’inesorabile ticchettio dell’orologio che scandisce il passare del tempo, l’illusione di sfuggire ad una tirannia. Un viaggio che è, umanamente ma con rimpianto, finito.
raggio verde e notturno – due ritratti – due figlie Il raggio verde è un film di Rohmer, un bel film. Richiama un romanzo di Verne, che è citato anche nel film e che ha lo stesso titolo: vi si racconta di una ragazza che, promessa ad un certo Aristobulus Ursiclos, cerca di rimandare le nozze finché non avrà visto questo fenomeno.
Che cos’è il raggio verde? È un fenomeno ottico raro: quando il sole nasce o quando tramonta, può formarsi per pochi istanti una striscia di luce verde, un balenio, un raggio.
C’è anche una leggenda che recita così:
Il raggio verde ha la virtù di fare sì che chi l’ha visto non possa più ingannarsi nelle cose che riguardano il sentimento […]; chi è stato tanto fortunato da vederlo una volta, vede chiaro nel proprio cuore e in quello degli altri.
(dal sito sololibri.net)
La protagonista del romanzo di Verne riuscirà a vedere chiaro nel suo cuore e in quello altrui?
E tornando al film, troverà pace Delphine, la protagonista del film di Rohmer, quando, dopo un irrequieto vagabondare, riuscirà a vedere quella luce verde che sembra dar consolazione ai cuori dubbiosi?
A mia figlia Marta piaceva molto questo film (forse perché si identificava con Delphine?), così il suo ritratto ha preso questo titolo.
E poi c’é Notturno. Viene subito in mente Chopin: la malinconia dolce di queste note si adatta alle tonalità blu della notte da cui emerge il ritratto di una Barbara, l’altra mia figlia, un po’ imbronciata. Il quadro è stato dipinto un anno dopo, rispetto a quello che ritrae Marta; in un certo senso, soprattutto per gioco, mi soffermo a pensare che, dopo un verde balenio al tramonto, si diffonda una luce blu attraversata, comunque, da verdi strisce.