Arie

Lella Costa
Arie recital con musica di Fresu e Paolo Conte
Regia di Giorgio Gallione
Noventa di Piave (VE) – Palasport Fontebasso
2 marzo 2013

«Nel marzo del 2010, gli Amici del Conservatorio di Milano hanno deciso di insignirmi del premio ‘Una vita per la musica’, insieme a Luciana Serra e Liliana Cosi, e scusate se è poco. E la motivazione era, tra l’altro, bellissima. E coglieva nel mio lavoro qualcosa ‘che aveva a che fare con la musica e il modo in cui la musica scorre, emblema della vita e come non puoi isolare una sola nota e dire se va bene o no: devi aspettare che sia finita’. Nei copioni dei miei vecchi spettacoli c’era sempre qualcosa ‘che aveva a che fare con la musica’. C’era la costante presenza della musica, non solo come semplice colonna sonora, ma proprio come voce altra, come interlocutore e comprimario e complice di palcoscenico; e c’erano anche, in ogni testo, dei brani costruiti con una scansione metrica che li rendeva molto più simili a uno spartito che a un copione, a un assolo che a un monologo. Piccole romanze recitate. Arie. Riproporle, oggi, non vuole essere soltanto una sorta di rivisitazione antologica, ma anche e forse soprattutto un’occasione per cucire insieme momenti in apparenza lontani e diversi e magari scoprire che sì, c’è un filo che li unisce,ed è saldo, e regge al tempo e all’usura».
Così Lella Costa parla del suo recital.

In effetti c’è un filo continuo che ha un ritmo musicale e che conduce lo spettatore, senza soluzione di continuità, da un tema all’altro, da una memoria all’all’altra; e le considerazioni si mescolano ai ricordi, le citazioni alle nostalgie, in un dolce navigare che non è mai naufragare, perché è sempre vigile e attento agli scogli dell’attualità.

Citazione, monito, rimpianto di un mondo diverso da questo, allusione a ciò che invade il qui e l’oggi: Lella Costa termina leggendo Tucidide – perché i classici, gli amati classici, ci sanno dire chi siamo:
«Il nostro sistema politico… si chiama democrazia, poiché si amministra non già per il bene di poche persone, bensì di una cerchia più vasta: di fronte alle leggi tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento… nella vita pubblica il timore ci impone di evitare con il massimo rigore di agire illegalmente; siamo obbedienti ai magistrati in carica e alle leggi; soprattutto alle leggi disposte in favore delle vittime di un’ingiustizia e a quelle che, anche se non sono scritte, per comune consenso minacciano l’infamia». (Tucidide, La guerra del Peloponneso, Libro II, 37).
Così parlava Pericle agli Ateniesi.

Fatima Bechini Privacy Policy Cookie Policy